Chiara Marasco

Chiara Marasco è docente di Lettere nei Licei ed è cultrice di Letteratura italiana e di Educazione al Testo letterario presso l’Università della Calabria, dove ha conseguito nel 2006 il dottorato di ricerca in Scienze letterarie, retorica e tecnica dell’interpretazione, con una tesi sul teatro di Italo Svevo. È coautrice dei volumi La tentazione del fantastico. Racconti italiani da Gualdo a Svevo, Pellegrini, 2007, Italo Svevo- il sogno e la vita vera, Donzelli, 2009 e Scrittori in corso. Osservatorio sul racconto contemporaneo (1980-2010)Rubbettino, 2012. Ha pubblicato con la casa editrice Aracne una Miscellanea di studi sveviani «L’immaginazione è una vera avventura». Italo Svevo e il tempo ultimo della scrittura. Come referente della regione Calabria “MOD per la scuola” e come segreteria operativa sulla Piattaforma SOFIA del Miur, si occupa da anni di didattica e formazione. Fra le varie pubblicazioni nel settore, si segnala Includere e motivare. Obiettivi e strategie didattiche per la classe d’Italiano (a cura di Chiara Marasco), ETS, Pisa, 2021. È vincitrice del “Premio Antonio Borgese”- sezione Saggistica 2022 con il testo «Io di teatro non m’intendo». Simulazioni e dissimulazioni nel teatro Italo Svevo, pubblicato nel 2024 per la casa editrice Il Convivio.

A Gutenberg XXII edizione, 2025, Ombre e luci del domani, si legge Io di teatro non m’intendo. Simulazioni e dissimulazioni nel teatro di Svevo, Il Convivio Editore, 2024.

La produzione teatrale di Italo Svevo si compone di quattordici commedie scritte nell’arco di quasi cinquant’anni e sopravvissute fino ad oggi al silenzio e alla disattenzione della critica. Il volume si propone di analizzare i testi teatrali dello scrittore triestino usando la lente critica della bugia, una cicatrice che sembra percorrere come un fil rouge questa parte solo apparentemente sommersa della sua produzione letteraria. Il teatro di Svevo è stato definito da molti ‘teatro senza teatro’, un ‘teatro fantasma’, poco portato in scena e dunque poco rappresentabile. In realtà rivela molto dell’intensa scrittura sveviana permettendoci di penetrare in un laboratorio ricchissimo. Dietro l’apparente leggerezza delle trame si nasconde, soprattutto nelle ultime commedie, lo studio analitico della coscienza: sogni, ansie, crudeltà gratuite, interessi personali, segreti si dipanano all’interno del salotto borghese in cui si arriva anche a sfidare e irridere la morte. Le pagine teatrali sono disseminate di lapsus, errori, atti mancati, bugie: la simulazione e la falsificazione diventano regole necessarie di un mondo che l’autore mette ferocemente in discussione e in cui è impossibile la felicità, ma anche la capacità di provare sentimenti profondi e disinteressati. L’unica via di fuga è la trasgressione che i personaggi sveviani, sempre tormentati, nevrotici, inadeguati, insoddisfatti, cercano disperatamente. A smorzare l’amarezza di questa visione della vita è l’ironia che avvolge in un sorriso le verità e gli inganni e soprattutto l’inconsistenza e l’inutilità del vivere. È un’operazione che Svevo svolge più efficacemente nella scrittura teatrale, ‘forma delle forme’, mezzo immediato e meno sottoposto ai controlli di una critica implacabile e condannabile che, in più occasioni e ancora oggi, ha mostrato di non comprendere la libertà contenuta dentro il confine della pagina sveviana.

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